Diritto, impresa e sport

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  • A fianco di piccole e medie imprese per contrattualistica, recupero crediti, responsabilità civile e penale

  • Contrattualistica, danni per vizi e difetti, locazioni e sfratti

  • Perfezionamento in diritto sportivo: contratti, procedimenti disciplinari, sponsorizzazioni, infortuni

  • Risarcimento danni da sinistro stradale, da colpa medica e da fatto illecito in generale

Impresa, società e contratti
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Impresa, società e contratti

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Come prevenire gli insoluti e non perdere i tuoi crediti

Nei precedenti articoli abbiamo già osservato come per la gestione ottimale del credito sia consigliabile dotarsi di procedure interne idonee a regolamentare il rapporto con il cliente, da condividere tra l’area amministrativa e l’area commerciale della propria azienda, definendone le rispettive competenze.

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Questo perché i crediti insoluti, sebbene non eliminabili completamente, devono essere contenuti entro un limite “fisiologico”, per consentire alla propria attività di raggiungere gli obiettivi previsti.

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Tuttavia, per ridurre la cosiddetta “fase patologica”, un accorgimento imprescindibile è sicuramente quello di introdurre nella modulistica contrattuale alcune clausole che vadano a prevenire l’insoluto o quanto meno a rendere meno complicato il successivo recupero del credito.

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Sebbene ogni attività richiedere particolari accorgimenti, possiamo in questa sede evidenziarne i tratti essenziali.

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1) clausola risolutiva espressa:

in modo da poter sciogliere il contratto immediatamente in caso di inadempimento e quindi interrompere il servizio;

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2) riserva di proprietà:

in caso di pagamento rateale si rimane proprietari dei beni sino al pagamento di tutto il corrispettivo;

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3) garanzie:

ad esempio fideiussioni, in modo di poter aggredire il patrimonio di terzi in caso di mancato adempimento;

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4) clausola penale e/o caparra confirmatoria:

in modo da prevedere già una somma quale “danno da ritardo” o da trattenere in caso di inadempimento;

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5) determinazione del foro competente:

in modo da predeterminare l’Autorità Giudiziaria dove penderà l’eventuale contenzioso.

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Come riferito, le clausole variano in ragione della tipologia dell’attività svolta, per cui è bene rivolgersi al proprio legale di fiducia per la “personalizzazione” della propria modulistica contrattuale.

 

Tutela i tuoi crediti: dal contratto sino al pagamento

La tutela dei crediti della tua attività parte da una prima fase di acquisizione del cliente ed arriva sino alla fase del recupero crediti vero e proprio. Ecco qualche consiglio per prevenire (o quanto meno limitare) gli insoluti.

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1) ESAME AFFIDABILITA’ DEL CLIENTE:

assumere informazioni sulla capacità del potenziale cliente di rispettare gli impegni e monitorare quelle situazioni in cui clienti già acquisiti manifestano difficoltà nel pagare con regolarità;

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2) FIRMA DEL CONTRATTO:

far sottoscrivere un contratto semplice ma ben strutturato, in modo da definire oggetto della prestazione, termini di pagamento, possibilità di recesso in caso di mancato pagamento, ecc.;

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3) DEFINIZIONE DI ACCONTI E TEMPI DI PAGAMENTO:

stabilire e precisare nel contratto l’importo di versamenti in acconto, versamenti intermedi e saldo definitivo con le rispettive scadenze;

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4) PRONTO SOLLECITO IN CASO DI RITARDO NEL PAGAMENTO:

decorsi 7-10 giorni dalla scadenza non rispettata, inviare un “cortese” sollecito di pagamento; in caso di mancato riscontro positivo al primo, inviarne un secondo, con avviso che in caso di mancato pagamento in un breve termine si adiranno le vie legali;

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5) INCARICO ALLO STUDIO LEGALE:

in caso di mancato pagamento dopo i solleciti di cui al punto precedente, non resta che “girare” la pratica all’avvocato per agire con rapidità, in quanto il fattore tempo è fondamentale per il recupero crediti.

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Per la stesura di contratti, diffide di pagamento e per tutti gli adempimenti descritti, lo studio è a disposizione per ogni informazione ritenuta utile.

Leasing finanziario e vizi del bene:
l'utilizzatore può agire contro il venditore

Il Leasing Finanziario è un contratto atipico che pone in collegamento tra loro due negozi giuridici: il contratto di compravendita (stipulato tra il fornitore ed il concedente) ed il contratto di leasing (stipulato tra concedente ed utilizzatore).

Il fornitore vende il bene al concedente che lo acquista per cederlo in locazione all’utilizzatore dietro pagamento di un canone e con facoltà in capo a quest’ultimo di optare alla scadenza per l’acquisto.

Nei casi di vizi afferenti il bene concesso in locazione finanziaria è riconosciuto all’utilizzatore la facoltà di esercitare azione diretta nei confronti del fornitore facendo propri gli effetti del rapporto gestorio instaurato dal concedente con il fornitore avvalendosi del medesimo schema del mandato senza rappresentanza.

Tuttavia, la Corte di Cassazione riunita in Sezioni Unite, con sentenza 05/10/2015 n° 19785, ha chiarito che, nei casi di vizi emersi in epoca successiva alla consegna della cosa, l’utilizzatore avrà azione diretta verso il fornitore soltanto per chiedere l’eliminazione dei vizi o la sostituzione della cosa, nonché per il risarcimento dei danni compresa la restituzione della somma dei canoni già pagati al concedente. Ad egli sarà però preclusa la possibilità di agire per la risoluzione del contratto ovvero per la riduzione del prezzo. Tali rimedi potranno essere esperiti esclusivamente dal concedente nei confronti del fornitore/venditore in quanto, in virtù della sua qualità di acquirente nel sottostante contratto di compravendita, gode dei rimedi di tutela che il legislatore pone come garanzia per i vizi della cosa venduta di cui agli articoli 1490 e 1492 c.c.

Infine, la Cassazione precisa che l’utilizzatore non è, invece, normalmente legittimato all’azione di risoluzione del contratto di vendita tra il fornitore e la società di leasing, salva la presenza di una clausola contrattuale che trasferisca in capo all’utilizzatore la posizione sostanziale spettante al concedente.

Dott.ssa Gina Acciardi

Dott.ssa Gina Acciardi

News e sentenze
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In assenza del modello 231 anche la società risponde con i dirigenti per omicidio colposo

La Cassazione Penale (Sentenza n. 2544 del 21 gennaio 2016) afferma ancora una volta l'importanza di avere un efficace modello 231 che introduce procedure volte a prevenire reati commessi nell'interesse dell'impresa. Nel caso di specie, la società è stata condannata a pagare euro 80.000 di multa per la morte sul lavoro di un dipendente, in quanto priva un modello organizzativo e di procedure di controllo idonee.

Fallimento: la sottrazione di beni in leasing è bancarotta fraudolenta

L'orientamento in oggetto va consolidandosi nella giurisprudenza della Cassazione, da ultimo con la sentenza n. 49115 del dicembre scorso. In caso di fallimento, si configura il reato di bancarotta fraudolenta quando l'utilizzatore del bene concesso in leasing non lo riconsegna al proprietario concedente una volta risolto il contratto per mancato pagamento dei canoni, in quanto produce un pregiudizio alla garanzia patrimoniale dei creditori.

Restituzione dei beni alla società? Se si fa prima del fallimento non c'è bancarotta

La bancarotta "riparata" si configura, determinando l'insussistenza dell'elemento materiale del reato, quando la sottrazione dei beni venga annullata da un'attività di segno contrario, che reintegri il patrimonio dell'impresa prima della soglia cronologica costituita dalla dichiarazione di fallimento, non rilevando, invece, il momento di manifestazione del dissesto come limite di efficacia della restituzione. Corte cassazione, sez. V, sentenza 5 febbraio 2016 n. 4790

Impresa familiare incompatibile con la disciplina delle società

L'impresa familiare non può essere esercitata sotto forma di società, in quanto la partecipazione agli utili (e non solo) avviene in proporzione alla quantità e qualità del lavoro prestato nell'impresa stessa e non in proporzione alla quota di partecipazione come avviene nelle società. La sentenza della Cassazione n. 20552 dell'ottobre 2015 segue quanto stabilito già dalle Sezioni Unite con la sentenza del 6 novembre 2014 n. 23676.

Procedimento penale per responsabilità d'impresa: avvocati diversi per società ed amministratori

E' quanto sancito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 50102/2015 del 21 dicembre u.s. Infatti, nel caso di procedimento penale per la responsabilità dell'impresa per il decreto 231, la Suprema Corte ritiene indispensabile che la società nomini un difensore diverso da quello del rappresentante legale, per la possibilità di conflitto tra i diversi interessi coinvolti.

Infortunio sul lavoro? Il datore non è sempre responsabile.

Sembra un'affermazione logica ma nella casistica non è sempre stato così, poiché in molte occasioni abbiamo assistito a condanne per una mera "responsabilità oggettiva". Segnaliamo la sentenza Corte di cassazione - Sezione lavoro - Sentenza 17 dicembre 2015 n. 25395, che esclude la responsabilità del datore di lavoro in caso di evento imprevedibile. Una pronuncia che merita approfondimento.

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